Giuseppe Gallignani, una vita in musica

16 dicembre 2023 - aprile 2024

Fra dicembre 2023 e aprile 2024 la Biblioteca ha dedicato un percorso espositivo al musicista faentino Giuseppe Gallignani scomparso  il 14 dicembre 1923

Personaggio in stretti rapporti con i nomi più rilevanti della scena musicale italiana dell’epoca (si pensi a Giuseppe Verdi e Arrigo Boito), Giuseppe Gallignani tra gli estimatori colleghi del calibro di Arturo Toscanini. La sua carriera, costellata da numerosi riconoscimenti, alcuni dei quali riportati nella presente mostra, si intrecciò con le vicende politiche del tempo, in particolare con l’avvento del Fascismo.

Fanno parte del percorso espositivo  un excursus cronologico attraverso alcune tappe rilevanti della carriera del Maestro, tramite lettere, riconoscimenti, attestazioni, progetti., alcuni componimenti del Gallignani (spartiti, partiture, appunti e abbozzi).  Non manca infine la preziosa bacchetta da orchestra in avorio. All’interno dell’astuccio, le iniziali del Maestro in caratteri dorati; sullo strumento, fregi metallici, in uno di tali fregi un’incisione che richiama un suo componimento, le sue iniziali, precedute da un titolo nobiliare, e una data: “QUARE – CAV. G.G. – 8,5,903”.

Nato a Faenza il 19 gennaio 1851, Giuseppe Gallignani si diploma nel 1871 in composizione e direzione d’orchestra presso il Conservatorio di Milano. Dopo un periodo di esperienze lavorative svolte anche in ambito europeo, nel 1884 viene nominato Maestro di cappella del Duomo di Milano. Dal 1886 al 1894 fu direttore del periodico “Musica sacra”.

Nel 1891, anche per interessamento di Boito e Verdi, il Gallignani viene nominato direttore del Conservatorio di Parma. Nel 1897 lasciò Parma per assumere la direzione del Conservatorio di Milano. Dal 1899 fu tra i responsabili dell’amministrazione del teatro alla Scala: tra i suoi primi provvedimenti figura la nomina di Arturo Toscanini alla direzione artistica del prestigioso teatro; fu anche tra i primi membri della Società italiana degli autori ed editori, di cui divenne in seguito vice-presidente. Rimase direttore del Conservatorio meneghino per più di 25 anni.

Giuseppe Gallignani muore suicida a Milano il 14 dicembre 1923, dopo l’allontanamento dal Conservatorio in seguito a un’inchiesta governativa sulla sua gestione amministrativa.

[…] Nel bel cortile secentesco, che nelle mutilate basi delle scheggiate colonne serba ancora le tracce dei barbari bivacchi del 48, una turba di bambini scamiciati e scalzi mi si fa incontro attonita e curiosa. Sono i figli dei serventi del Conservatorio, dello scaccino e del sacrista della attigua Chiesa della Passione, che abitano in umide tane aperte a caso sotto il classico portico. A mo’ di gonfaloni spiegati in mio onore, oscillano al vento gli asciugamani, le lenzuola… il bucato delle famigliuole. Procedo verso la biblioteca. Sulla porta di fronte ad essa attira il mio sguardo l’arma arcivescovile. Chiedo al vigilante bibliotecario, nobile Eugenio de’ Guarinoni, che cosa ciò significhi; egli mi spiega che li è l’abitazione del Preposto di S. Maria della Passione; lì, proprio nel cuore del Conservatorio, fra la Biblioteca e la sala dei Concerti, quasi a paralizzarne i moti. I coadiutori della chiesa abitano anch’essi in Conservatorio, vicino al cosi detto quartiere delle ragazze. 1 fedeli d’ambo i sessi transitano liberamente per l’istituto onde recarsi alla sacristia, alle abitazioni dei sacerdoti e s’incrociano di continuo cogli a lievi, coi professori, cogl’impiegati del Conservatorio. Volgo alla sala dei Concerti. Vi si accede da un rozzo voltone, rasentando luoghi non inodori e passando sotto l’occhio indagatore della cucina del Prevosto. Meschina e disadorna sala, i muri della quale, come diceva il bello spirito di un noto critico d’arte, non si erano seccati nemmeno col sentire continuamente musical… […] Salgo alle aule scolastiche dalle nude pareti, affumicate piuttosto che riscaldate da vecchie stufe di cotto, coi pavimenti di mattoni corrosi e polverosi…” (*)

Vista la terribile situazione, uno dei primi interventi che si propose Gallignani fu di “snidare inservienti, scaccino, sacrista e mutare alloggio al Parroco: ciò ché si rendeva possibile soltanto col cedere ad essi in cambio il quartiere delle ragazze, del quale avrei potuto fare a meno coll’istituire le scuole promiscue.

Dopo queste prime modifiche il Conservatorio cominciò a mutare aspetto. La disposizione delle aule all’inizio del Novecento è ben documentata da Michelangelo Abbado che, per essere entrato in Conservatorio nel 1907 (all’eta di soli 7 anni) fece in tempo a vedere l’antico assetto prima che venisse interamente sconvolto dai lavori del 1908 per la costruzione della sala grande. Eccone una descrizione, tratta dai ricordi scritti da Abbado in un articolo del 1962:

Le classi erano distribuite press’a poco secondo l’ordine di una vecchia partitura d’orchestra […]. Le tre classi di violino e viola, per le quali le lezioni si svolgevano nei giorni dispari della settimana, s’allenavano con le classi di Composizione e di Armonia ¢ contrappunto, le cui lezioni avvenivano nei giorni pari, per evitare che maestri e allievi si disturbassero reciprocamente […]. A metà del corridoio s’apriva una porta su una buia scala di ferro a chiocciola, con la quale si sprofondava nell’aula di Teoria e Solfeggio e d’Armonia complementare, al piano terreno, nel tratto di colonnato compreso fra i due portoni nel Conservatorio […] (**)

* tratto da: Feste centenarie. Regio Conservatorio di Musica “Giuseppe Verdi” Milano,
Discorsa commemorativo del direttore maestro Giuseppe Gallignani,
Enrico Bonetti, Milano 1908

** tratto da: Mezzo secolo di vita del conservatorio, Annuario/1962-1963, Michelangelo Abbado

[Da non dimenticare] l’ultimo grande progetto a cui l’inarrestabile vecchio stava lavorando: un polo didattico unificato che legasse insieme tutte le istituzioni musicali milanesi, sotto l’egida del Conservatorio. […]

[Gallignani] stava progettando autonomamente una struttura per la didattica musicale milanese del tutto avveniristica: avvertito il bisogno esistente a Milano di un’istruzione musicale articolata su livelli di specializzazione diversificati (bisogno soddisfatto sino ad allora da istituzioni facenti capo ad enti separati come lo Stato, la Provincia e il Comune), Gallignani stava coltivando l’idea di un consorzio di enti che avrebbe garantito livelli culturali diversi, sotto l‘indirizzo unitario fornito dal Conservatorio. La “riforma Gallignani” non ebbe luogo e il Conservatorio rimase per lungo tempo legato alla struttura amministrativa definita dal regolamento nazionale unificato del 1918: regolamento peraltro largamente debitore dello statuto del Conservatorio di Milano del 1898, proprio quello stabilito da Gallignani.

 

Maria Grazia Sità, Essere insegnanti al Conservatorio di Milano (e note su alcuni direttori),

in Milano e il suo Conservatorio 1808-2002, a c. di Guido Salvetti, Milano, Skira, 2003

“Fra i protagonisti della storia del Conservatorio di Milano emerge per varie ragioni l’energica figura di Giuseppe Gallignani, direttore del Conservatorio dall’1 maggio 1897 all’8 dicembre 1923. È difficile sopravvalutare l’importanza dell’opera di Gallignani nei venticinque anni in cui diresse il Conservatorio che lui volle intitolare a Giuseppe Verdi. Prima di essere nominato direttore a Milano era stato colui che riorganizzò l’attività musicale del Duomo di Milano negli anni in cui fu maestro di quella cappella, ricreando il coro e imprimendo una svolta decisiva all’attività artistica e alle scelte di repertorio, in linea con le esigenze innovatrici dei Ceciliani; era stato direttore del Conservatorio di Parma “studiando tutti i modi per accrescerne il lustro, completarne gli insegnamenti, riordinarlo secondo i criteri che a lui paiono più atti a giustificarne l’esistenza e la somma per la quale esso grava sul bilancio dello stato”(*) e in questi ruoli aveva agito con la sua abituale energia (non senza essere oggetto di critiche), applicando il suo autentico talento organizzativo non solo nelle istituzioni a lui affidate, ma anche nella proposta di importanti avvenimenti (come il Congresso di musica sacra tenutosi a Milano nel 1891 e come le Feste palestriniane del 1894). Gallignani giunse al Conservatorio di Milano pieno di entusiasmo, di energia riformatrice e di voglia di cambiamenti che investirono beneficamente l’istituto sia nella sua forma architettonica esterna che nella sua struttura interna. Le testimonianze d’epoca sulla sua personalità e sulla sua opera abbondano: sicuramente lasciò un segno indelebile non solo nel Conservatorio, ma in tutta la vita musicale milanese a cavallo dei due secoli. Il “terribile Gallignani”, lo “zar Gallignani”, Gallignani edificatore del nuovo salone del Conservatorio, dovette certamente suscitare grandi ammirazioni e grandi invidie: il carattere deciso e, come si vedrà, poco incline alla diplomazia, dovette inoltre farlo risultare un personaggio scomodo in molti ambienti. Così lo descriveva un contemporaneo:

…con quella caratteristica irrequietezza della persona, che – per quanto possa parer contraddittorio – è indizio di tenacia di propositi; con quel suo prepotente bisogno di voler far tutto alla luce del sole, coram populo; con quella sua indomabile ostinazione nel voler dir sempre tutto ciò che pensa, senza curarsi se quello che egli crede giusto offenda o pur no interessi di amici o di avversari; con quella schiettezza di carattere, che parecchie volte crea imbarazzi sinanche ai suoi propri interessi…

Tutte le testimonianze sono concordi nel descrivere una personalità eccezionale, animata da un profondo e sincero amore per l’arte, e nell’esaltare l’importanza del suo operato. Tutte le testimonianze però accennano solo brevemente alla “tragica fine” del maestro: non è un mistero che il 14 dicembre 1923 Giuseppe Gallignani morì suicida, pochi giorni dopo essere stato rimosso d’ufficio dal suo incarico di direttore.”

Maria Grazia Sità, Essere insegnanti al Conservatorio di Milano (e note su alcuni direttori), in Milano e il suo Conservatorio 1808-2002, a cura di Guido Salvetti, Milano, Skira, 2003

(*)Michele Carlo Caputo, Giuseppe Gallignani e il Conservatorio di Parma, Gazzetta Musicale di Milano, L, 35, 25 agosto 1895

Le notizie storiche che qui abbiamo raccolto ci inducono a considerare anche I’era Gallignani in diretta continuità rispetto a quella precedente di Antonio Bazzini; e quindi, tramite lui, con l’era Rossi-Mazzucato che abbiamo fatto iniziare nel 1850. Giuseppe Gallignani, direttore per ventisei anni, dal 1897 al 1923, detiene il primato nella lunghezza del mandato, esercitato senza che esistesse, accanto a lui, la figura del presidente del Consiglio di amministrazione. Si consideri anche ‘enorme attivismo con cui si applicò in totale esclusività alla gestione del Conservatorio, e si comprenderà forse meglio come, alla destituzione predisposta dal governo fascista, ne sia seguito il suicidio.

Nell’era Gallignani giunse a realizzazione la tanto desiderata normativa comune per gli “stabilimenti” musicali del Regno, con i decreti del 1912 e del 1918. Ne fu precisa premessa il convegno organizzato a Milano nel 1908, in occasione del centenario della fondazione del Conservatorio, con la partecipazione di rappresentanze provenienti da tutta Italia. Di questo si dà ampia relazione in altra parte di questo libro; qui vorrei solo anticipare che l’ampiezza e l’approfondimento tecnico di quel dibattito hanno svolto un’influenza anche sugli ordinamenti didattici nazionali, stabiliti con il decreto del 1930,

Gallignani fu altrettanto impegnato, come e più di Mazzucato o Bazzini, nello stabilire legami funzionali tra il Conservatorio e la vita musicale cittadina. Si deve a lui la costruzione della sala grande con la copertura e la trasformazione del primo chiostro; a tale impresa concorsero sovvenzioni ministeriali e contribuzioni di privati, Inaugurata nel 1908, questa sala rese ancora più vistosa la centralità del Conservatorio per l’attività concertistica cittadina. Una simile realizzazione fu possibile, del resto, per via degli intensi rapporti che Gallignani intrattenne a tutto campo. Giuseppe Verdi lo considerò un esperto — quasi un consulente — per le sue composizioni sacre; e fu Gallignani — nonostante il poco gradimento dell’interessato — a volergli intestare il Conservatorio. Ancora più stretti e proficui furono i rapporti con Arturo Toscanini, che era “di casa” in Conservatorio come direttore delle masse orchestrali e corali nelle situazioni più solenni, al punto da stimolare alcuni segni di insofferenza in parte del corpo docente.

Guido Salvetti, La scuola di una capitale europea,

in Milano e il suo Conservatorio 1808-2002, a c. di Guido Salvetti, Milano, Skira, 2003

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