Fondi musicali2018-10-31T11:03:11+00:00

Fondi musicali

Le raccolte musicali costituiscono una sezione di grande rilievo nell’ambito delle collezioni della Biblioteca.

Vi sono conservati tre preziosi codici miniati provenienti dalle biblioteche delle corporazioni religiose soppresse:
Un antifonario cistercense proveniente da Santa Maria dell’Angelo del XIV secolo;
un graduale del XV proveniente probabilmente dal convento dell’Osservanza;
un messale del XV secolo proveniente dal convento di S.Francesco o da quello dell’Osservanza.

Ma sicuramente il manoscritto musicale più importante è il Codice 117 Bonadies, noto a livello internazionale come Codex Faenza.

Iniziato nel Trecento a Mantova da un organista lombardo, nel Quattrocento entrò in possesso del carmelitano Johannes Godenback, il cognome del quale tradotto in latino è “Bonadies”, da qui il nome del codice. Il carmelitano aggiunse al manoscritto vari trattati teorici, canti greci e polifonie sacre e profane. Alla sua morte il codice rimase nel Monastero di San Paolo di Ferrara. Studiato da Giambattista Martini fra Settecento e Ottocento di esso si persero le tracce per poi ricomparire misteriosamente tra le raccolte della biblioteca di Faenza.

Il Codex costituisce una delle più ricche e antiche raccolte di musica strumentale ed è stato oggetto di studio da parte di importanti musicologi e recentemente anche di una accuratissima riproduzione da parte dell’editore LIM di Lucca a cura di Pedro Mamelsdorff che all’indagine sul manoscritto ha dedicato decenni di studi.

Vanno ricordate ancora le donazioni di Giuseppe Gallignani, direttore dei conservatori di Palermo, Parma e Milano, quella di Antonio e Giuseppe Cicognani e quella di Lamberto Caffarelli, (pervenuta insieme alla sua vastissima e assai composita biblioteca), autore del famoso Galeotus con le incisioni di Francesco Nonni.

La collezione dei fondi musicali della Biblioteca si intreccia strettamente con l’attività storiografica e filologica di Ino Savini, famoso direttore d’orchestra e studioso della tradizione mudicale faentina. Grazie al suo interessamento la Biblioteca acquisì dall’Università di Berkeley copia delle partiture di Paolo Alberghi. Sempre per l’interessamento di Savini la Biblioteca ha acquisito numerosi e preziosi autografi delle opere di Giuseppe Sarti, musicista a lungo vissuto alla fine del ‘700 alla corte degli Zar di Russia. Tra le altre numerissime partiture collezionate grazie al lavoro di raccolta e studio di Savini vanno ricordate le quasi 900 composizioni di monsignor Vincenzo Cimatti, salesiano faentino vissuto per gran parte della propria vita in Giappone, pioniere dell’incontro tra culture musicali anche molto lontane tra loro. Infine, sempre di Ino Savini è l’importante manoscritto Fonti per la storia musicale di Faenza pervenuto in bilioteca alla morte del Maestro.

Le raccolte musicali conservano anche una collezione di 900 libretti d’opera a stampa con esemplari che dal 1584 giungono al XX secolo.