Raccolte storiche2018-10-18T16:58:09+00:00

Raccolte storiche

Il catalogo “Biblioteca Faentina”, redatto da Giovanni Gucci nel 1816 , elenca 7.391 volumi, provenienti in larga misura dalle librerie delle case religiose soppresse a seguito delle leggi napoleoniche. A questi volumi, che costituiscono il nucleo più antico della Biblioteca, si andarono ad aggiungere quasi due terzi di quelli dei Gesuiti, mentre 3.506 furono destinati alla Biblioteca del Liceo. Al momento dell’annessione della Legazione di Romagna al Regno di Sardegna, con la conseguente applicazioni delle leggi sabaude anche al nostro territorio, i Gesuiti rientrati a Faenza nei primi decenni dell’Ottocento dopo la soppressione dell’ordine nel 1773, possedevano una biblioteca di oltre 9.000 volumi. Altri volumi, come testimoniato dalle note di possesso, pervennero da altre librerie conventuali per le soppressioni delle case religiose da parte dell’Amministrazione italiana. Il catalogo del conte Gucci, al quale si deve l’apertura al pubblico della Biblioteca nel novembre del 1825, comprendeva già in nuce la sezione degli Scrittori faentini con 168 volumi.

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Una ricognizione sistematica sui fondi avviata alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso ha confermato che la struttura originaria, profondamente segnata dalla distruzione di diverse decine di migliaia di volumi e dei cataloghi storici a seguito del bombardamento e del crollo di un’intera ala nel 1944, è riconducibile a quattro grandi nuclei, di cui tre religiosi (Gesuiti, Cappuccini e altri ordini) e uno laico costituito dalla biblioteca della famiglia Bucci, pervenuta nel 1888. Probabilmente ideato dal filosofo faentino Antonio Bucci, il fondo conserva opere settecentesche, che si ricollegano a momenti significativi del dibattito filosofico e politico del XVIII secolo, con chiare puntate sul versante scientifico ed economico e con ampie apertura alla cultura illuministica europea.

Un apporto importante, soprattutto per l’arricchimento del patrimonio librario antico, si deve alla Biblioteca Zauli Naldi pervenuta con l’archivio di famiglia, nota per le numerose edizioni giuridiche, ma che conserva anche importanti opere legate alle proprietà agrarie, e a quella appartenuta al naturalista Lodovico Caldesi.

Fra le donazioni pervenute a partire dalla seconda metà del XIX secolo si ricordano il fondo dell’agiografo Francesco Lanzoni, i volumi dei collezionisti Primo Scardovi, Giacomo Pozzi, Gioacchino Regoli ed Emilio Biondi, del musicista e antroposofo Lamberto Caffarelli, i volumi degli studiosi Vincenzo Poletti, Carlo Mazzotti e Giuseppe Bertoni, le raccolte d’arte di Clara e Antonio Corbara e di Roberto e Rodolfo Sabbatani.

Una menzione a parte meritano disegni dell’architetto Giuseppe Pistocchi, i disegni e gli acquarelli dello scenografo e vedutista Romolo Liverani, le opere di Domenico Rambelli, i lavori di Ennio Golfieri.
Disegni, stampe, autografi, fotografie, ceramiche, epigrafi, cartoline, partiture musicali e libretti d’opera rappresentano altrettante cospicue e interessanti raccolte.

Una collezione un po’ insolita per essere conservata da una istituzione pubblica è la raccolta di scatole di fiammiferi di Giuseppe Donati, formata da 29.580 figurine suddivise in quindici album.

Come molti importanti istituti culturali la Biblioteca custodiva due preziosi globi di Vincenzo Coronelli, uno dei quali purtroppo andato distrutto nei bombardamenti che colpirono gravemente la biblioteca e il suo patrimonio durante la seconda Guerra mondiale. Grazie all’applicazione di moderne tecnologie come la TAC e la collaborazione con l’Istituto di fisica nucleare dell’Università di Bologna, il professor Nicolangelo Scianna, che già alcuni anni prima aveva donato alla città il restauro del globo celeste, unico soprvissuto, è stato in grado di ricostruire anche quello terrestre e i due globi oggi sono tornati insieme nella ricostruita Aula Magna.

Infine, la Biblioteca faentina è conosciuta a livello mondiale per la conservazione del codice musicale noto comeCodex Faenza (Bonadies), una rara raccolta di brani vocali e strumentali del secolo XIV, che documenta il complesso passaggio alla musica strumentale.

Il Catalogo della Rete Bibliotecaria di Romagna e San Marino, attraverso l’indicazione della provenienza, consente la ricostruzione virtuale della maggior parte dei fondi bibliografici, mentre quelli artistici sono visibili nel catalogo del patrimonio culturale dell’Emilia Romagna PatER e nel catalogo on-line di opere cartografiche e grafiche Imago della Regione Emilia Romagna. I fondi archivistici sono consultabili in IBC archivi.

I volumi appartenuti a Lodovico Caldesi e per volontà testamentaria legati “all’apertura di un laico convitto agrario” entrarono in Biblioteca nel 1911. Collocati nelle scaffalature provenienti dal Convento dell’Osservanza furono contrassegnati con un apposito e grande timbro rettangolare ad inchiostro rosso e contraddistinti dalla collocazione H, la prima lettera dell’alfabeto dopo quelle già usate per altre raccolte e magazzini. L’incarico di ordinare la biblioteca Caldesi fu affidato a Sante Fiorentini, che concluse il lavoro nel 1912, data dalla quale i volumi sono a disposizione degli studiosi. Il carattere del fondo è prevalentemente naturalistico, con una preminenza di opere botaniche di grande interesse contenutistico e quasi sempre impreziosite da ricchi apparati illustrativi.
Non mancano testi che circolavano clandestinamente nell’Italia preunitaria a testimonianza degli orientamenti radicali e repubblicani di Caldesi, che suddivise la sua vita tra la partecipazione alle vicende risorgimentali (membro dell’Assemblea Costituente della Repubblica Romana e poi deputato all’Assemblea della Romagna) e la ricerca botanica.

Nel 1985, in occasione di una esposizione realizzata a Palazzo Milzetti, è stato pubblicato il catalogo Bibliotheca botanica: erbario e libri dal Cinquecento al Settecento del naturalista Lodovico Caldesi (1821-1884), a cura di Anna Rosa Gentilini

Pervenuta insieme all’archivio di famiglia per lascito testamentario nel 1965 la Libraria Zauli Naldi è il fondo che ha contribuito al maggiore incremento del patrimonio librario antico.

Conservata nelle originali scaffalature lignee tardo settecentesche la donazione è composta dell’antica biblioteca della famiglia Zauli Naldi (la cui origine si deve a mons. Domenico Zauli (1637-1722), vescovo di Veroli, Vicereggente del Vicario dal 1701 al 1712 e Assessore del S. Uffizio dal 1712) suddivisa per argomenti, comprensiva di 7.530 volumi a stampa (prevalenza di testi giuridici) e manoscritti dal sec. XV al sec. XIX e 2.776 opuscoli;dellabiblioteca del Conte Dionigi Zauli Naldi (1891-1960) formata da oltre 1.000 volumi a stampa di letteratura moderna e contemporanea, con preziose dediche autografe; della biblioteca del conte Luigi Zauli Naldi (1894-1965) – alla cui volontà si deve l’accessione delFondo nel 1965 – formata da oltre 3.000 volumi a stampa e manoscritti antichi e moderni, di argomento prevalentemente faentino; dell’ archivio Zauli Naldi (260 buste) con documenti concernenti la famiglia Zauli Naldi e altre famiglie faentine e romagnole ad essa legate da vincoli di eredità o parentela.

La biblioteca di tipo dinastico è il risultato di acquisizioni di diversi personaggi e presenta una molteplicità di indirizzi. Nella parte più antica della Biblioteca, quella di mons. Domenico Zauli, a cui si deve il primo commento agli Statuti faentini, sono rappresentate le principali scuole giuridiche sia italiane che straniere. Trasferita a Faenza alla morte di Domenico, la biblioteca fu continuata dagli eredi che la arricchirono ed ampliarono, tanto da rendersi necessario un riordino affidato al giurista Francesco Antonio Zauli, che portò alla stesura di un catalogo manoscritto. Gli interessi degli studiosi della famiglia non erano incentrati solo sulle vicende della città, testimoniati dai rari documenti ed opuscoli di carattere faentino e romagnolo dal Cinquecento al Novecento, ma si estendevano anche i libri geografici nel senso più ampio del termine. Legata ai problemi di gestione del grande patrimonio fondiario, venutosi a formare con la congiunzione dei due casati degli Zauli e dei Naldi nella seconda metà del Settecento, alle tecniche agricole, nella libreria vi è ampia traccia della grande fioritura della pubblicistica agraria, che culmina con il capolavoro dell’editoria agricola italiana dellaPomona italiana ossia trattato degli alberi fruttiferidi Giorgio Gallesio, pubblicata a Pisa fra il 1817 e il 1839.

Nel 1994 è stata realizzata una esposizione di alcuni testi giuridici ed è stato pubblicato il catalogo La repubblica dei giuristi: edizioni giuridiche del ‘500 della libreria Zauli Naldi, a cura di Anna Rosa Gentilini.

Nel 1963, dopo appena qualche giorno dalla morte avvenuta il 18 marzo, i libri (circa 6.000) e i manoscritti appartenuti a Lamberto Caffarelli furono trasportati in Biblioteca. Successivamente si provvide ad applicare ai volumi della donazione l’ex libris realizzato su incisione di Francesco Nonni. Ritenuta fra le donazioni più importante e preziose ricevute dalla Biblioteca, il fondo si presenta estremamente cospicuo sia per il numero dei volumi, che per contenuto (testi di teosofia, esoterismo, filosofia e storia delle religioni), sia per la mole delle carte che comprendono manoscritti musicali, poesie, opere letterarie, filosofiche, antroposofiche, corrispondenza, taccuini di appunti.

La donazione Minardi rappresenta il nucleo principale delle collezioni teatrali del Comune, che portarono all’allestimento di un Museo teatrale inaugurato all’interno della Biblioteca nel 1932 e oggi non più esistente. La raccolta, composta da oltre 5.000 pezzi, comprende libretti d’opera, autografi, musica manoscritta, ritratti, bozzetti scenografici, fotografie, incisioni e acquerelli, miniature, costumi di scena. La collezione comprende anche numerosi strumenti musicali fra cui una rara spinetta di Giuseppe da Salò del 1559 e una dell’inizio del Seicento.

Traccia delle raccolte faentine si trova nel catalogo del 1816, che annovera volumi 168 di Scrittori faentini.La biblioteca conserva tutte le pubblicazioni a stampa, a partire dal secolo XVI, acquisite a qualsiasi titolo, relative alla città, al territorio, al comprensorio di Faenza, alle valli del Lamone, del Marzeno e del Senio, alla diocesi di Faenza-Modigliana. In questa sezione sono inoltre conservate tutte le opere di autori ed editori faentini di qualunque argomento trattino. La raccolta, parzialmente distrutta con il crollo dell’Aula Magna dove era conservata, ammonta oggi a oltre 47.000 fra volumi, opuscoli e riviste.

La biblioteca conserva poco più di 500 manoscritti, che coprono un arco cronologico compreso fra la metà del sec. XV e la metà del XX secolo. La collana degli “Inventari dei manoscritti delle biblioteche d’Italia”, elenca 329 manoscritti, mentre altri 80 sono descritti in un supplemento redatto negli anni Sessanta del secolo scorso. Interessante il nucleo delle cronache faentine, in assoluto il corpuspiù completo di fonti narrative relative all’ambito faentino. Di particolare rilievo i manoscritti di Gian Marcello Valgimigli che dal 1848 alla morte diresse la Biblioteca Comunale studiando innumerevoli documenti. Di questo lavoro restano 26 volumi manoscritti, che costituiscono ancora oggi una delle fonti più ricche di informazioni per la storia di Faenza.

Oltre alleMemorie storiche di Faenza dalle origini al 1793 in 17 volumi di cui solo il primo fu pubblicato a Faenza dal Conti nel 1844, le parti più note sono Giunte, gli Appunti e i Pro memoria e miscellaneeoggi consultabili on line sul sito della Biblioteca digitale faentina (http://manfrediana.comune.faenza.ra.it/index.php?option=com_content&view=article&id=59&Itemid=256)

Di particolare interesse per gli studi storici è lo Schedario Rossini: la più grande esplorazione sistematica delle fonti storiche faentine costituito da oltre 45.000 schede dattiloscritte compilate da mons. Giuseppe Rossini e interamente digitalizzate.

Con il nome generico di “Periodici Estinti” (cioè non più in corso), si definisce quella sezione in cui sono raccolti documenti molto diversi fra di loro: periodici antichi e famosi, testate che hanno segnato un’epoca e giornali semplicemente vecchi. Costituitosi in seguito a lasciti e donazioni varie e ad abbonamenti effettuati direttamente dalla Biblioteca cela riviste risalenti al XVII e XVIII secolo, riviste di attualità e di moda, del tempo di guerra, periodici politici e periodici romagnoli. Alcune testate romagnole digitalizzate sono consultabili sia nel catalogo on line della Rete Bibliotecaria di Romagna e San Marino sia nel sito della BDF.