Stampe, disegni e fotografie2018-10-18T17:30:25+00:00

Stampe, disegni e fotografie

Il Gabinetto dei disegni e delle stampe fu istitutito nel 1974, raccogliendo tutto il materiale iconografico pervenuto alla biblioteca nel corso degli anni. Oltre alle provenienze da donazioni, in biblioteca si contavano stampe sparse nei magazzini, prive dell’indicazione di provenienza. Negli anni Settanta fu avviato un paziente riordino con la collaborazione dal Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma e fu effettuata una prima divisione per epoca e per nazionalità: pochi gli incisori stranieri, numerosi quelli locali. La presenza di fogli di incisori faentini è assai importante per ricostruire quel cenacolo di artisti formatisi alla Scuola d’arte di Faenza diretta da Giuseppe Marri (1788-1852). La raccolta, così riunita, conta circa un migliaio di unità.

Nel 1945 l’avvocato Gioacchino Regoli donò, insieme alla propria biblioteca, anche un nucleo consistente di stampe varie dei secoli XVIII-XIX, circa 4.180 unità, fra cui alcuni volumi composti esclusivamente da incisioni.

Uno spazio speciale è stato riservato alle stampe del Museo del Risorgimento e a quelle del Museo del Teatro che costituirono un genere molto diffuso nel corso del secolo XIX, per il quale si erano stabilite nei grossi centri delle ditte litografiche di notevole rinomanza, come Angiolini e Zannoli a Bologna, in cui hanno prestato la loro opera anche dei faentini.

Collezione di arte grafica dei faentini Roberto e Rodolfo Sabbatani di grande rilievo per rarità e pregevolezza dei pezzi, pervenuta in biblioteca nel 2002. Comprende 144 stampe tra antiche e moderne, 4 disegni, 295 edizioni di grafica (quasi tutte a tiratura numerata) e 204 volumi d’arte. Si tratta di tante e prestigiose opere, dal Misereredi Rouault, passando attraverso Dürer, Rembrandt, Goya, Piranesi. Inoltre l’eccezionalitàdella collezione è assicurata dalla presenza di opere di indiscussi protagonisti dei movimenti artistici tra XIX e XX secolo: Corot, Rousseau, Manet, Cezanne, Daumier, Toulouse Lautrec, Ensor, Braque, Picasso, Kokoscka, Chagall, Matta, Moore. Il corpusgrafico vanta anche un paravento a cinque ante di tela e legno, con incollate 90 incisioni dedicate al Belgio, appartenenti all’opera di Vincenzo Coronelli Teatro della guerra diviso in quarantotto parti, edita a Napoli nel 1706.

La collezione Sabbatani: capolavori della storia dell’incisione dal XV al XX secolo, a cura di Giuseppina Benassati e Anna Rosa Gentilini. Bologna, 2002 (catalogo della mostra omonima tenuta a Faenza, presso il Palazzo delle Esposizioni nel 2003)

Nel 1939 è stato donato alla biblioteca un album-campionario ottocentesco, contenente 352 stampe, appartenuto alla stamperia e calcografia faentina di Angelo Marabini.

Le Stampe sono descritte e visionabili nel catalogo on-line di opere cartografiche e grafiche Imago della Regione Emilia Romagna.

Del “Lunêri di Smémbar” la biblioteca conserva una delle raccolte più complete. Il calendario, composto da un unico grande foglio in formato 70 x 50 cm da appendere al muro, si compone di due parti: unazirudëla (allegro componimento in rima)dedicata all’anno appena passato, scritta interamente in romagnolo, illustrata da otto vignette satiriche, ed il calendario vero e proprio, o lunario, in cui compaiono le varie feste religiose, i santi romagnoli e gli orari del sorgere e del tramontare del sole, le previsioni meteo di ogni mese ed i consigli per la semina. Fu compilato per la prima volta la notte di San Silvestro fra il 1844 e 1845, quando una compagnia di amici si ritrovò in una nota osteria del centro di Faenza. Della compagnia facevano parte il pittore Romolo Liverani, l’incisore Achille Calzi ed il poeta Angelo Tartagni. La prima edizione del Lunêri con le previsioni astronomiche apparve nel 1865; i testi furono scritti dall’astrologo-astronomo francese Philippe-Antoine Mathieu de la Drome, di cui ancora oggi appare il ritratto sul calendario.

Rara sezione di oltre sessanta pezzi, il più antico risalente alla seconda metà del Seicento, i più numerosi dell’Ottocento. Molte furono prodotte da stampatori faentini.

Si tratta di un cospicuo fondo di ben 115 fogli di disegni architettonici raccolto in undici cartelle così suddivise: 1) progetto per il Seminario di Faenza; 2) Progetto per l’Ospedale a Cesena; 3) Progetto per caserma; 4) Progetto per fornace; 5) Progetto di Palazzo per la legazione del Regno d’Italia a Parigi; 6) Progetto di Palazzo Aulico per il Vice Re d’Italia a Milano; 7) Progetti per la sistemazione della piazza del Duomo a Milano; 8) Progetto di Teatro a Milano; 9) Progetti per le Porte di Milano; 10) Progetto per edificio monumentale sul Moncenisio; 11) Disegni di vario argomento divisi in cinque sezioni (progetti giovanili, progetti per case varie, arco e cimitero napoleonico a Faenza, progetti milanesi vari, meccanismi e congegni).

Architettura neoclassica in Romagna, Franco Bertoni. Faenza, 2004

Giuseppe Pistocchi: inventario dei disegni e annessioni al catalogo delle opere, a cura di Franco Bertoni. Faenza, 1979

Giuseppe Pistocchi, 1744-1814, architetto giacobino: Faenza, Palazzo delle Esposizioni 24 novembre-22 dicembre 1974, catalogo della mostra a cura di Ezio Godoli. Firenze, 1974

L’eccezionalità della raccolta di disegni di Romolo e del figlio Tancredi Liverani presso la biblioteca di Faenza è comunemente riconosciuta, trattandosi di un nucleo così consistente da costituire un punto di riferimento imprescindibile per qualsiasi ricerca sullo scenografo faentino e sull’attività teatrale di una parte dell’Ottocento. Il fondo è costituito da circa 1.500 tavole, suddivise in 13 album, giunti in biblioteca sia per donazione, la più importante quella di Arnaldo Minardi nel 1932, che tramite acquisto. Figlio di Gaspare, macchinista e custode del Teatro comunale di Faenza, frequentò la Scuola comunale di Disegno avendo come maestro lo scenografo, decoratore e vedutista Pietro Tomba. Intraprese giovanissimo l’attività di scenografo, tanto che a quindici anni era già attivo. Seguace del versante eclettico neogotico e neoromanico di Antonio Basoli e di Pelagio Pelagi nonché del romanticismo lombardo, a partire dal quarto decennio dell’Ottocento aderì in pieno alle istanze del melodramma donizettiano. E’ noto anche per le sue tempere e per i suoi disegni che, sciolti o legati in albi, costituiscono un corpusdi inestimabile valore per la conoscenza, appunto, del melodramma ottocentesco e per l’assetto urbanistico e architettonico del nostro territorio. Nei suoi taccuini compaiono con grande frequenza le fortificazioni medievali delle colline romagnole, e quelle del Montefeltro appartenute ai Malatesti ed ai Montefeltro, tanto che i suoi disegni oggi costituiscono dei riferimenti importanti per la ricostruzione ideale di tali manufatti, che nell’ultimo secolo hanno subito diminuzioni, crolli o restauri che li hanno in buona parte sfigurati ed in alcuni casi addirittura cancellati. Nel 1840 si trasferì a Pesaro, dove iniziò la sua attività di scenografo al Teatro Nuovo (Teatro Rossini) e di pittore d’interni, come ci attestano le vedute e gli affreschi di alcuni palazzi pesaresi. Le maggiori collezioni dei suoi disegni sono conservate presso i seguenti istituti: la Biblioteca Manfrediana di Faenza, la Biblioteca comunale di Forlì all’interno delle raccolte Piancastelli (959 disegni suddivisi in dieci album), la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma Vittorio Emanuele II (700 disegni suddivisi in nove album), il Museo Teatrale alla Scala di Milano, il Museo di Palazzo Madama a Torino ed il Cooper-Hewitt Museum of Design di New York.

Romolo Liverani scenografo, a cura di Marcella Vitali. Faenza, 1990

Un occhio sulla città: vedute ottocentesche di Faenza dei Liverani confrontate con fotografie attuali: Faenza, Palazzo delle esposizioni, 23 dic. 1979 – 14 gen. 1980. Faenza, 1979

Vedute di Faenza ottocentesca, Ennio Golfieri. Faenza, 1972

Considerato uno dei massimi scultori del Novecento italiano, Domenico Rambelli fu riconosciuto da Carlo Ludovico Ragghianti tra i “grandi” della scultura italiana tra le due Guerre e Renato Barilli ha scritto che «Rambelli è stato forse il principale autore monumentale degli Anni Venti: Viareggio, Brisighella e Lugo, tre fulgide tappe che non hanno riscontro nel curriculum di alcun altro scultore contemporaneo».
Rambelli nacque il 21 febbraio 1886 a Pieve Ponte piccola frazione nei pressi di Faenza, in una casa colonica quasi adicente al fiume Senio. Nell’ottobre del 1899 venne iscritto alla Scuola di Arti e Mestieri diretta da Antonio Berti, frequentata anche, nel medesimo periodo, da molti suoi coetanei che poi divennero famosi, fra i quali Domenico Baccarini, Giuseppe Ugonia, Riccardo Gatti, Giovanni Guerrini, Ercole Drei, Francesco Nonni, il gruppo costitutivo, cioè, del futuro “Cenacolo Baccarini”.Nel 1902 seguì Baccarini a Firenze e presso l’Accademia frequentò, fino al 1904, la Scuola Libera del Nudo. A Faenza insegnò plastica decorativa nella Reale Scuola di Ceramica, incarico che mantenne per oltre venticinque anni. A Viareggio a partire dal 1920 eseguì, in collaborazione con l’amico fraterno Lorenzo Viani, il monumento ai Caduti di Viareggio; nel 1928 viene inaugurato il monumento ai Caduti di Brisighella (Fante che dorme) nel Parco della Rimembranza a Brisighella, esposto successivamente alla Quadriennale romana del 1931. Nel 1936 inizia a modellare ilmonumento a Francesco Baraccaper la Piazza di Lugo. Al dopoguerra risalgono altre opere, fra le quali: la tomba del musicista Francesco Balilla Pratella, terminata nel 1955 e collocata nel cimitero di Lugo; prosegue nella progettazione del monumento ad Alfredo Oriani per Faenza; ed esegue un’opera dedicata alla memoria del giornalista Giuseppe Donati.

Nominato Accademico di San Luca nel 1960, muore a Roma nel 1972.La raccolta dei disegni conta circa 1.900 pezzi. Per l’archivio si veda la voce Raccolte archivisticheall’interno di questa sezione.

Romagna monumentale: Domenico Rambelli: un maestro dell’espressionismo italiano ,a cura di Elisa Baldini, Claudio Casadio, Daniele Serafini. Ravenna, 2017

Domenico Rambelli, a cura di Beatrice Buscaroli Fabbri. Vicenza, 2002 (catalogo della mostra tenuta a Vicenza presso la Basilica Palladiana)

Domenico Rambelli: Faenza, Palazzo delle Esposizioni, 11 maggio-3 giugno 1980, a cura di Orsola Ghetti Baldi, presentazione di Renato Barilli. Faenza, 1980

Grazie alle numerose donazioni che l’architetto Golfieri effettuò a favore del comune di Faenza, la biblioteca si arricchì di un grandissimo corpus di disegni di architettura e progetti d’interni (precisamente 1.740) eseguiti da lui stesso, frutto di un’attività trentennale come architetto e di designer di interni per la premiata ebanisteria di famiglia.

Ennio Golfieri, 1907-1994: atti della giornata di studi : 18 novembre 2004, Faenza, sala Banca di Romagna, a cura di Anna Rosa Gentilini; prefazione di Andrea Emiliani. Faenza, 2007

Ennio Golfieri architetto (1907-1994): Faenza, Palazzo Milzetti, 21 settembre-27 ottobre 1996, catalogo a cura di Franco Bertoni. Faenza, 1996

Le donazioni Golfieri: Faenza, Palazzo delle esposizioni 23 dicembre 1989-28 gennaio 1990, catalogo a cura di Ennio Golfieri. Faenza, 1989

Raccolta di vecchie piante e vedute della città di Faenza, fra cui è da citare la grande pianta disegnata di Virgilio Rondinini del 1630, conservata entro un’antica e massiccia cornice.

Attualmente il patrimonio della biblioteca comunale, considerando non solo le fotografie ma anche negativi, lastre, riproduzioni, clichés, cartoline ed altro materiale similare, è stimato in circa 60.000 unità. Solo una decima parte è completamente inventariata e descritta ed è costituita da materiale prevalentemente faentino che proviene da: i vecchi fondi della biblioteca, la raccolta di Giacomo Calzi, il fondo dell’architetto Ennio Golfieri (solo una parte, 120 pezzi circa), la raccolta di Pietro Donati fotografo di Faenza (340 pezzi circa) ed il nucleo sulla pittura riminese della raccolta Corbara (2.477 unità). Il resto, la gran parte, attende ancora di essere inventariata e descritta.

Con 21 grandi album e 12.810 pezzi circa, costituisce la più imponente raccolta di cartoline posseduta dalla biblioteca. Formata dall’ingegnere Pietro Rossini (1847-1921), padre di mons. Giuseppe, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento, sono cartoline prevalentemente legate alla famiglia Rossini.

La raccolta, appartenuta a Giacomo Calzi (1886-1983) ècostituita da 2.112 tra fotografie e cartoline che rappresentano la città ed il territorio limitrofo dai primi decenni del Novecento agli anni 1970, testimonianza diretta (le fotografie da lui scattate) o indiretta (le cartoline collezionate) del mutamento urbanistico di Faenza.

Ricchissima biblioteca d’arte con annessi fototeca e archivio pervenuti in Biblioteca nel 1986. Il fondo, oltre a comprendere un cospicuo numero di libri d’arte e 20.648 schede dattiloscritte, è di particolare rilevanza per la presenza di 18.749 fotografie (2.500 riguardano la sola pittura trecentesca riminese) realizzate in massima parte dal dottor Corbara, e di oltre 5.000 cartoline e 6.782 negativi fotografici.

Convegno di studio in onore dello storico e critico d’arte dott. Antonio Corbara nel 10. anniversario della morte: Atti del Convegno, Castelbolognese, 16 aprile 1994

Le cartoline facenti parte della donazione Biondi non sono sempre chiaramente riconoscibili; tuttavia si stimano 24 piccoli album per circa 3.890 cartoline, quasi tutte di città italiane e francesi dei primi decenni del Novecento.

La maggior parte delle cartoline dell’avvocato Regoli sono confluite per via ereditaria nella collezione Corbara.

Per quanto riguarda il materiale fotografico, si contano circa 1.150 fotografie, nella maggior parte dei casi si tratta di personaggi del mondo lirico-teatrale risalenti alla fine dell’Ottocento, inizi del Novecento, contenenti spesso una dedica autografa.

Il nucleo si compone di circa 70 scatole di diverso formato contenente ognuna mediamente otto lastre a gelatina a bromuro d’argento, pervenute dall’Ufficio tecnico del comune di Faenza. Sono individuabili opere edilizie antecedenti e successive alla seconda guerra mondiale e foto provenienti dalla Scuola comunale di disegno coeve alla direzione di Nonni.

Nel 1982 furono donati tre album per complessive 435 cartoline e fotografie relative a Faenza prima e subito dopo la seconda guerra mondiale, ed anche relative a rilievi dei danni causati dai bombardamenti.

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Tra i nuclei più antichi che conserva la Biblioteca Manfrediana, si segnala la presenza di tre tomi con raffinati disegni a penna ed acquerello grigio del pittore ed architetto faentino Giuseppe Boschi (1732 – fine XVIII secolo) e disegni sciolti di artisti faentini per lo più di scuola gianesca.

Inoltre sono giunti in biblioteca, insieme a quelli di Pistocchi, anche disegni architettonici di altri autori, suddivisi nelle seguenti cartelle: Ospedale pubblico e convento dell’Osservanza di Faenza; progetti napoleonici vari e Palazzo Pasolini Dall’Onda; progetti di Pietro Tomba e suoi allievi; progetti di Achille Ubaldini e Antonio Zannoni; miscellanea; rilievi del distrutto Oratorio Ferniani a Cassanigo.

Da donazioni più recenti: due disegni di Felice Giani, «Apollo con le Ore»e la «Tomba di Sant’Emiliano», un bel nucleo di disegni dell’architetto ed ingegnere Ignazio Bosi (1816-1897), un centinaio di disegni dell’artista Francesco Nonni (1895-1976), disegni e origami del ceramista Giuseppe Baggi (1913-1972), numerosi progetti, disegni e studi dello scenografo, illustratore,pittore e ceramista Umberto Zimelli (1898-1972); inoltre progetti di mobili delle seguenti ditte di inizio Novecento: Ebanisteria Casalini , Ebanisteria Sociale ed Ebanisteria di Giuseppe Golfieri.

Non ancora inventariati né conosciuti sono gli 80 grandi disegni geometrici (progetti architettonici, prospettive, disegni di edifici e di oggetti meccanici, assonometrie), probabilmente esercitazioni scolastiche di diversi studenti e provenienti dalle donazioni Golfieri; ciascuna tavola reca il timbro “Scuola d’applicazione per ingegneri, Bologna” e la firma di Giantomaso Liverani, accompagnata da altre firme. Qualche tavola reca anche la data 1880.