Nascita di una biblioteca
24 novembre 2018 - 20 gennaio 2019
Il 25 novembre 1818 la Biblioteca comunale di Faenza veniva aperta al pubblico con una solenne cerimonia. Per festeggiare questa importante ricorrenza, a distanza di 200 il 24 novembre la Biblioteca ha organizzato un incontro pubblico dedicato al valore e alla funzione delle biblioteche e all'importanza della lettura e del libro, oltre a due esposizioni, una delle quali dedicata alla sua storia, che affonda le radici nelle soppressioni napoleoniche delle case religiose.

Il 25 novembre 1818 la Biblioteca di Faenza venne aperta al pubblico. L’apertura della biblioteca, allora ospitata nelle aule del soppresso liceo dipartimentale nell’ex collegio dei Gesuiti, avvenne con una cerimonia solenne annunciata dal Gonfaloniere Pietro Mazzolani il 23 novembre.
Le origini della Biblioteca di Faenza risalgono alle soppressioni napoleoniche delle case religiose e alle conseguenti confische delle librerie conventuali. Sebbene la nomina del primo bibliotecario risalga al 1804, fu solo grazie all’attività di Giovanni Gucci che l’istituto poté finalmente cominciare a esercitare la sua funzione. L’attività di Gucci fu veramente encomiabile e con la sua direzione sembrò aprirsi per la biblioteca una nuova fase. Nel 1816, appena nominato, redasse il primo catalogo, in cui elencava 7.391 volumi e creava il fondo destinato a conservare le opere riguardanti Faenza e il suo territorio. Nel 1825 seguì il trasferimento nell’attuale sede dell’ex convento dei Servi di Maria e sollecitò il deposito delle opere stampate dalle tipografie faentine. Dimostrò, infine, una concezione molto moderna e non da semplice “custode della libreria”, come veniva definito negli atti ufficiali, circa le funzioni culturali della biblioteca. Compiti culturali che aveva inserito già nel 1818 nell’articolo 11 della Disciplina: “Ad oggetto di promuovere le cognizioni e di esercitare gli ingegni, nei primi giovedì di ogni mese verrà letta una memoria latina, o italiana nella Libreria sopra diversi argomenti”. Negli anni della sua direzione le raccolte, e non solo quelle bibliografiche, si incrementarono grazie ad acquisti e donazioni. Nel 1828 dovette lasciare l’incarico per motivi di salute, non prima però di essere stato considerato a tutti gli effetti un bibliotecario.
Le origini della Biblioteca di Faenza risalgono alle soppressioni napoleoniche delle case religiose e alle conseguenti confische avvenute a partire dal 1797. A questo primo nucleo si aggiunsero successivamente altri volumi con l’estensione all’ex Legazione delle Romagne della legge del Regno di Sardegna. Ulteriori incrementi si devono ai provvedimenti di soppressione delle case religiose adottati dallo Stato italiano (1866 e 1867).
I pochi documenti conservati nell’Archivio della Magistratura del Comune di Faenza non contribuiscono a fare piena luce sugli eventi convulsi di quei giorni. Il più antico risale al 7 luglio 1797 quando il giusdicente di Faenza Francesco Conti scrive alla municipalità comunicando di essere stato incaricato dall’Amministrazione centrale della raccolta e custodia dei libri delle Case Religiose insieme con il cittadino Dionigi Strocchi e chiede che gli vengano consegnate le chiavi per redigere l’inventario nelle dovute forme legali. Il mese successivo, precisamente il 19 agosto, Conti e Strocchi, in qualità di “Deputati alle Biblioteche delle soppresse case religiose”, sollecitano nuovamente la consegna, che però tarda ad essere effettuata. Si arriva così al 10 novembre quando da Milano Francesco Conti scrive di aver assegnato la custodia delle biblioteche a Giambattista Scardavi.
Dalla Notificazione dell’avvoc. Scardavi relativa alle librerie delle soppresse case religiose di Faenza, scritta forse più con intenti autodifensivi che tesa a illustrare nel dettaglio il lavoro compiuto, si apprende che Francesco Conti aveva stimato in circa 15.000 i volumi appartenuti ai religiosi. Di questi solo 4.000 vennero ritenuti degni di essere destinati alla nascente biblioteca. Scardavi organizzò la raccolta dapprima nelle stanze del Convento dei Cistercensi, già dei Gesuiti, e poi nell’oratorio della Compagnia degli Angeli. Pochi mesi dopo i libri vennero consegnati a Marino Borsieri. La nota della consegna dei libri in numero di “quindicimilaquarantasei” firmata da Marino Borsieri il 6 marzo 1798 è conservata nel fondo Scardavi dell’Archivio storico del Comune di Bagnacavallo. Borsieri segnala la presenza anche di numerosi breviari, salteri e antifonari non presenti nell’elenco e di altri volumi scartati e gettati sotto il tavolo. L’ultimo documento di questo periodo conservato nell’Archivio del Comune di Faenza risale all’11 maggio 1798 con la disponibilità da parte di Marino Borsieri a collaborare con il cittadino Bianconcini per la redazione dell’elenco dei libri
I documenti d’archivio tacciono fino al 1804 quando, dietro sua richiesta, venne nominato bibliotecario a vita l’abate Andrea Zannoni, in cambio del dono dei suoi libri. Promessa che forse non mantenne fino in fondo: i libri con la sua nota di possesso sono poco più di un centinaio, un numero ben lontano dagli oltre duemila da lui elencati. Anche il suo lavoro di ordinamento non dovette sortire grandi risultati se ancora nel 1815 la Biblioteca di Faenza risulta “in un disordine tale, che resta ancora presso che inservibile”. Il bibliotecario Bernardo Montanari scrive che “ella è sempre rimasta nel corso di ben quindici anni in un pieno disordine ed in totale confusione. Sono tra i quindici, o ventimila volumi, che ammonticchiati gli uni sopra degli altri come furono trasportati dalle corporazioni soppresse”.
Solo con la nomina del conte Giovanni Gucci avvenuta nel 1815 sembrò schiudersi per la biblioteca un periodo di grande attività. Nel 1816 venne redatto l’inventario di 7.391 volumi. Il catalogo, in ordine alfabetico, comprendeva anche una sezione dedicata agli scrittori faentini, prototipo dell’attuale Raccolta Faentina. Il 25 novembre 1818, finalmente, la Biblioteca venne aperta al pubblico. L’apertura della biblioteca, allora ospitata nelle aule del soppresso liceo dipartimentale nell’ex collegio dei Gesuiti, avvenne con una cerimonia solenne annunciata dal Gonfaloniere Pietro Mazzolani il 23 novembre 1818. Per l’occasione il bibliotecario Giovanni Gucci tenne un discorso destinato a procuragli non pochi guai, in quanto venne accusato di “irriverenza religiosa”. Negli anni successivi gli venne dimezzato il salario e infine sospeso dall’incarico. Reintegrato nel suo ufficio grazie all’intervento del cardinal Rivarola nel 1824, Gucci, dimostrò per l’epoca una concezione molto moderna e non di semplice “custode della libreria” come veniva definito negli atti ufficiali, circa le funzioni culturali della biblioteca. Compiti culturali che aveva inserito già nel 1818 nell’articolo 11 della Disciplina: “Ad oggetto di promuovere le cognizioni e di esercitare gli ingegni, nei primi giovedì di ogni mese verrà letta una memoria latina, o italiana nella Libreria sopra diversi argomenti”. Nel 1825 Gucci, che si premurò di sollecitare il deposito delle opere stampate dalle tipografie faentine, seguì il trasloco della biblioteca nella sede attuale, che si concluse nel 1826. Negli anni della sua direzione le raccolte bibliografiche e non solo vennero incrementate grazie ad acquisti e donazioni. Nel 1828 dovette lasciare l’incarico per motivi di salute, non prima però di essere stato considerato un bibliotecario.
Il giusdicente di Faenza Francesco Conti alla Municipalità (7 luglio 1797) Conferma dell’incarico ricevuto dall’Amministrazione Centrale per la raccolta e la custodia dei libri delle Case Religiose soppresse, insieme con il cittadino Dionigi Strocchi. Chiede, inoltre, che gli vengano consegnate le chiavi della biblioteca di S. Maria [degli Angeli?] per la redazione dell’inventario. (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio della Magistratura, Lettere, Diversi, b. 53)
Il giusdicente di Faenza Francesco Conti e Dionigi Strocchi al Comitato di vigilanza (19 agosto 1797) In qualità di Deputati alle Biblioteche delle soppresse Case Religiose chiedono una immediata consegna delle librerie, già più volte sollecitata. (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio della Magistratura, Lettere, Diversi, b. 53)
Guido Conti e Giacomo Laderchi alla Municipalità (22 settembre 1797) Conti e Laderchi del Comitato di Vigilanza alle Pubbliche Rendite precisano che nessuna deputazione è stata istituita per la custodia delle biblioteche e che i cittadini Trerè e Giambasttista Scardavi devono farne formale consegna a Strocchi e Conti. (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio della Magistratura, Lettere, Diversi, b. 53)
Francesco Conti alla Municipalità (Milano, 10 dicembre 1797) Conti ha assegnato la custodia delle biblioteche all’avvocato Giambattista Scardavi, che vi lavorò per soli due anni e che compilò una Notificazione dell’avvoc. Scardavi relativa alle librerie delle soppresse case religiose di Faenza, dalla quale si apprende che Conti aveva stimato in circa 15.000 i volumi appartenuti ai religiosi. Di questi, solo 4.000 vengono ritenuti degni di essere destinati alla nascente biblioteca. (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio della Magistratura, Lettere, Diversi, b. 53)
Marino Borsieri alla Municipalità (6 marzo 1798) Attestazione della presa in carico delle librerie conventuali, trasmesse da Francesco Conti e per mano di Scardavi e Trerè. (Archivio storico comunale di Bagnacavallo Fondo Scardavi, fasc. 1798)
Marino Borsieri alla Municipalità (11 giugno 1798) Conferma dell’incarico per la formazione dell’elenco dei libri già appartenuti ai soppressi conventi della città di Faenza. Tale conferma era già stata sottoscritta dallo stesso Borsieri a Francesco Conti il 6 marzo dello stesso anno, con una lettera ora conservata nel fondo di G. B. Scardavi dell’Archivio storico comunale di Bagnacavallo. (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio della Magistratura, Lettere, Diversi, b. 53)
Decreto di nomina di Andrea Zannoni a bibliotecario della Libreria comunale (26 settembre 1804) Il prete Andrea Zannoni viene destinato al ruolo di bibliotecario a fronte di un indennizzo annuo di 180 scudi ed in cambio della sua libreria personale, composta dal 2.145 volumi. (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio moderno, Carteggio amministrativo, b. 8). I volumi non confluiranno mai nei fondi della Biblioteca
Bernardo Montanari al Podestà di Faenza (4 gennaio 1815) In qualità di bibliotecario comunale da due anni, fa presente al comune che la biblioteca si trova in pieno disordine ed in una totale confusione. Ciononostante egli si è adoperato per suddividere i volumi nelle varie classi (o argomenti), come esposto nell’allegato. (Archivio di Stato di Forlì, Protocollo Generale di Prefettura Tit. XIII, Rub. 5. In copia: Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio moderno, Carteggio amministrativo, b. 77)
Mozione d’ordine del Comune di Faenza (4 aprile 1815) Nomina provvisoria di Giovanni Gucci a bibliotecario a seguito del decesso di Bernardo Montanari (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio moderno, Carteggio amministrativo, b. 77)
Pietro Mazzolani a Giovanni Gucci (23 novembre 1818) Mazzolani comunica a Gucci che l’inaugurazione ufficiale della Biblioteca comunale avverrà il giorno 25 novembre, raccomandando di disporre tutto quanto necessario a rendere solenne la funzione e ad accogliere le varie autorità (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio moderno, Carteggio amministrativo, b. 99)
Lettera di A. Margotti al Cardinal Legato di Ravenna (7 settembre 1825) Margotti per conto di Gucci chiede al Cardinale Legato che i due tipografi faentini Pietro Conti e Giuseppe Montanari donino copia delle opere che escono dai loro torchi alla Biblioteca comunale (Archivio di Stato di Ravenna, Sezione di Faenza. Comune di Faenza, Archivio moderno, Carteggio amministrativo, b. 159)
«Discipline per la Biblioteca Com.e di Faenza
- Dalle nove antemeridiane fino ad un’ora pomeridiane nei mesi di novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, ed aprile, ed alle 8 fino alle dodici antemeridiane nei mesi di maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, la Comunale Biblioteca, eccettuati i giorni di festa ed il mercoledì d’ogni settimana, resta apperta a comodo degli studiosi
- Ognuno che interviene alla Biblioteca si presenta al Bibliotecario, fa la dimanda del libro che desidera (a riserva de’ proibiti a meno che non faccia ostensibile la licenza) e il Bibliotecario ordina all’inserviente di recarlo, essendo ad ognuno vietato il levar libri da per se e ricercare negli indici, e rigorosamente poi interdetto l’asportarli fuori di Libreria.
- Recato il Volume il Bibliotecario farà segnare dal petente in un libro a parte, il suo Nome e Cognome, e l’opera richiesta, che dopo osservata e letta, verrà riportata al Bibliotecario e il petente casserà con una linea il proprio nome dal libro, ove l’aveva al riceverla notato.
- E’ lecito il dimandare contemporaneamente più di un volume, purchè sia della stessa materia, ma non è lecito tener contemporaneamente più volumi di materie disparate e volendo cangiare oggetto di lettura, si deggiono prima restituire i libri già ottenuti. Niuno potrà portar seco alla lettura alcun libro senza presentarlo al Bibliotecario, il quale riconosce il libro e la ragione per cui si è portato alla Biblioteca
- Chi sarà convinto di aver machiato e deteriorato in qualsivoglia modo un qualche libro sarà obbligato alla [rifazione?] del danno, e se invece l’avrà cambiato o levato, o lacerata qualche pagina o figura, oltre la pronta emenda del danno, verrà escluso per sempre dalla biblioteca il suo nome, e la sua esclusione notati all’ingresso della libreria e denunciato ai tribunali
- Verrà pure escluso chiunque non osservasse la debita compostezza, ciarlasse, leggesse forte, distraesse gli altri, e non obbedisse prontamente ali ordini del Bibliotecario. E’ rigorosamente proibito l’intratener in libreria piccoli ragazzi, il condursi seco cani, il portar fuoco, il mangiare, il fare succidume [sic], il fare degli scorbi, il guocare, il fare cosa insomma che mal convenga alla educazione, al luogo e alle persone che ivi concorrono
- Sarà cura dell’inserviente di tener sempre pulita e scopata la libreria prima che questa si apra. Sarà sua cura di trovarsi all’ora prescritta, e di non assentarsene per qual si sia pretesto, sarà sollecito e vigilante nel presentarsi non tanto ali ordini del Bibliotecario, da cui direttamente dipende, quanto alle competenti istanze degli studiosi, da cui richiesto darà penna, calamaio, e polverino, che ritirerà quando essi partono.
- Il Bibliotecario dipende dalla Deputazione di pubblica istruzione, sottoposta alla Com.le Magistratura, e corrisponde direttamente col anzidetta Deputazionee ne eseguisce gli ordini. Egli è risponsabile non tanto della polizia della biblioteca, quanto dei libri, carta e stampe ed effetti qualunque in essa contenuti, e per ciò che vi sarà un inventario di tutto, il quale dovrà riscontrarsi solo alla sopravenienza di nuovo Bibliotecario, ma ben anche qualunque volta piacia alla Deputazione e alla Magistratura
- [titolo cancellato]
- Il Bibliotecario invigilerà scrupolosamente all’esatta osservanza delle discipline di pubblica istruzione, a cui sempre si dirigerà per tutto ciò che è relativo alla biblioteca. Il Presidente della pubblica istruzione per quelle cose che non sono di sua competenza avrà ricorso alla Magistratura, la quale adotterà tutte quelle misure e provvidenze che saranno dell’uopo. Giunta l’ora in cui deve chiudersi la bibliotecasi darà un segno col campanello e tutti gli studiosi cesseranno dalla loro lettura e, consegnate l’opere, partiranno.
- Ad oggetto di promuovere le cognizioni, e di esercitare gli ingeni, nei primi Giovedì di ogni mese verrà letta una memoria latina, o Italiana, nella libreria sopra diversi argomenti. I lettori di questa verranno scelti dalla Commissione di pubblica istruzione indipendentemente da tale mensile lezione. Se qualcheduno tra mese volesse leggere alcun altro scritto, approvato questo dai Censori Deputati dell’anzidetta Commissione potrà recitarlo nei Giovedì suseguenti il primo, e tal giorno verrà precedentemente in una tabella affissa nell’atrio della Biblioteca, onde resti manifesto a chiunque voglia intervenirvi il giorno della lezione. [titolo cancellato]
- In tali giorni pure se alcuno volesse recitare qualche composizione Poietica Latina, o Italiana, dovrà precedentemente metterla nella casetta sottoposta all’anzidetta Tabella, da cui verrà estratta dai Revisori, ed approvata verrà nell’anzidetta tabella, trascritto il primo verso della detta composizione, che l’autore allora potrà recitare essendo vietato il leggere qualunque siasi componimento non indicato nella Tabella. Un membro della Deputazione di pubblica istruzione presiederà nei giorni di lezione. [titolo cancellato]
- Vi sarà nella biblioteca una grande tabella ove si descriveranno i nomi di quelli che faranno gratuite offerte alla biblioteca. I volumi donati verranno marcati sul frontespizio col nome del donante, e in un libro a parte verrà registrato l’atto, e individuata la cosa offerta, siano libri, siano carte, rame, quadri, medaglie, macchina di fisica, ed altro inserviente alla pubblica istruzione.
- Le offerte e i legati in denaro essi pure verranno notati con rendersi discarico de medesimi dall’apposita commissione. Ogni dieci anni si stamperanno gli indici delle offerte e i nomi degli offerenti, la patria gratitudine potrà altresì tributare maggiori onori, erigere monumenti e perpetuare la memoria de suoi benemeriti concitadini [in nota: le compre de libri debbono farsi dal Bibliotecario colla previa approvazione degli appositi deputati, essendo egli lo amministatore de’ fondi relativi ed obbligato a renderne conto alla fine d’ogni anno.
- Il presente regolamento rimane costantemente affisso nella biblioteca per norma de cittadini, e per la sua regolare osservanza».
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