Appena restaurato il Manoscritto 30, Somnium Scipionis libellus, può finalmente essere letto e ammirato nella sua versione digitale

Il manoscritto di Cicerone, conservato in Biblioteca si compone di due opere: Somnium Scipionis e De natura deorum.

Il primo è un brano del De re publica, nel quale Cicerone, attraverso le parole di Scipione l’Africano che appare in sogno al nipote Scipione Emiliano, afferma l’immortalità dell’anima e l’esistenza di premi dopo la morte per gli uomini politici che abbiano compiuto buone azioni per la patria.

De natura deorum, scritto sotto forma di dialogo fra tre interlocutori, è un repertorio delle dottrine teologiche antiche: Gaio Velleio che sostiene le tesi epicuree, Quinto Lucio Balbo stoico e Aurelio Cotta che esprime le tesi moderatamente scettiche della Media Accademia alle quali Cicerone aderiva. Attraverso quest’ultimo Cicerone critica la dottrina epicurea per la freddezza e l’egoismo che attribuisce agli dei, tanto da rendere impossibile il sentimento religioso, e respinge la dottrina stoica della provvidenza, perché attribuisce troppo credito ai pregiudizi superstiziosi del volgo.

Entrambe le opere testimoniano la riscoperta del mondo classico, la rinascita dello studio della filosofia e l’interesse posto dalla nuova cultura umanistica nei confronti dell’uomo e delle sue capacità di essere artefice del proprio futuro.

Il manoscritto ciceroniano è ricordato negli inventari della Biblioteca come Somnium Scipionis libellusLibellus, diminutivo di liber, parola latina che significa libro, indica quindi un libretto: un piccolo volume.

Se desiderate conoscere la storia del restauro di questo prezioso manoscritto potete sfogliare Somnium Scipionis libellus. Un manoscritto sale alla ribalta e seguire passo passo le fasi del restauro.