Giuseppe Sarti (1729-1802) è forse la massima gloria musicale faentina e fra i musicisti italiani più significativi della seconda metà del Settecento.

È possibile che il suo primo maestro sia stato Paolo Alberghi, primo violino della Cattedrale e allievo a Padova di Giuseppe Tartini.

Non ancora decenne il futuro compositore fu allievo di Giovan Battista Martini a Bologna. Nel 1748 fu nominato primo organista del duomo di Faenza e grazie a questo incarico, rinnovato fino al 1751, poté partecipare alle festività religiose, fra cui quelle dell’Ottava e di San Pietro.

La sua lunga carriera di operista e compositore di musica strumentale lo portò a percorrere in lungo e in largo l’Europa delle corti.

La sua prima tappa importante fu Copenaghen dove rimase per ben 22 anni dal 1753 al 1775.

Lasciata Faenza dopo essere stato organista nella cappella del Duomo, Sarti seguì l’impresario teatrale Piero Mingotti, che lo condusse a Copenaghen nell’autunno del 1753. Nella capitale danese clamoroso fu il successo del Ciro riconosciuto su libretto di Metastasio, rappresentato il 21 dicembre 1754. Il re Federico V nel 1755 lo nominò maestro della cappella di corte ed in tale carica compose ben 34 sinfonie nel 1757 e 42 nel 1758.

Per risvegliare l’interesse per l’opera in musica in un pubblico che non capiva né l’italiano né il soggetto delle opere, Sarti propose argomenti tratti dalla storia del luogo, componendo poi le musiche per la prima opera danese Gram ou Signe su libretto di un giovane letterato.

Dopo questa prima esperienza nel Nord Europa, il musicista faentino tornò in Italia dove rimase dal 1765 al 1768. A Venezia fu maestro di coro al conservatorio della Pietà e fece rappresentare alcune sue nuove opere buffe.

Nel 1768 fu richiamato a Copenaghen dove gli fu conferito il titolo di primo maestro di cappella.

Il 22 marzo 1775 vi fu la prima di Kaerlichedsbrevne (Lettere d’amore), l’ultima opera di Sarti per le scene danesi.

Lasciata Copenaghen nel marzo del 1775 tornò in Italia con la moglie, la cantante bolognese Camilla Pasi e le due figlie Maria e Giuliana: a Venezia fu rappresentato il suo dramma giocoso Le gelosie villane, su libretto di Tommaso Grandi tratto dalla commedia di Goldoni Il Feudatario, e riscosse un grande successo.

Nel 1778 Sarti lasciò Venezia per Bologna, dove ebbe come allievo Cherubini, che lo accompagnò anche a Milano, dove rimase fino al 1784, anno della partenza per la Russia.

Risalgono al periodo milanese le prime rappresentazioni dell’opera seria su libretto di Pietro Giovannini intitolata Giulio Sabino (Venezia Teatro San Benedetto, gennaio 1781), il dramma giocoso Fra i due litiganti il terzo gode (Milano Scala 14 settembre) su libretto di Goldoni Le nozze. Se nella produzione per la Cattedrale il musicista era tenuto ad osservare un rigoroso stile a cappella, questo non gli impedì di dar prova della sua abilità di strumentatore. Applaudito nei teatri italiani ed europei, ma sempre più in difficoltà ad ottenere permessi per recarsi in altre città, riuscì comunque ad essere a Mantova in occasione della grande prima della sua opera Il trionfo della pace, rappresentata per l’apertura del Nuovo Regio Ducale Teatro, e a Roma nel 1783 per l’Olimpiade su libretto del Metastasio.

Particolarmente rilevante fu la sua lunga permanenza in Russia, a San Pietroburgo, dove visse ben 17 anni dal 1784 al 1801, durante il regno dell’imperatrice Caterina e poi, più brevemente, dello zar Paolo I.

Nel suo viaggio verso la Russia si fermò a Vienna, dove venne rappresentato Fra i due litiganti il terzo gode, e nel 1785 il Giulio Sabino, stampato integralmente a Vienna.

Con il maestro faentino in Russia venne concluso il primo marzo 1784 un contratto di due anni e nove mesi per il posto di maestro di cappella e direttore del teatro italiano alla corte della zarina Caterina II.

Nella capitale russa fu rappresentata l’opera Gli amanti consolati che ebbe un’accoglienza entusiastica tra gli spettatori di San Pietroburgo, in particolare dal principe Potëmkin, protetto dell’imperatrice .

Il 15 gennaio 1786 (26 gennaio secondo il calendario gregoriano) in occasione dell’inaugurazione solenne del Teatro Ermitage di

Pietroburgo venne rappresentata Armida e Rinaldo su libretto di Marco Coltellini.

A causa di un dissidio con la cantante Luisa Rosi Todi, Sarti perse il favore della zarina, ma trovò nuovo impiego come maestro di cappella del principe Potëmkin e presto si trasferì nei suoi possedimenti nella Russia meridionale.

La corte di Pietroburgo richiese la sua collaborazione nel 1789 per l’opera L’inizio del governo di Oleg, dedicato alla fondazione di Mosca. Sarti scrisse la musica delle prime tre scene del terzo atto, dei grandi cori e degli episodi strumentali. Nel 1791 poté rientrare al servizio della corte e fu nominato membro onorario dell’Accademia della scienza di Pietroburgo nel maggio 1796.

Lo zar Paolo I quale segno tangibile della stima e dell’ammirazione lo nominò Assessore di Collegio, titolo mai attributo prima ad alcun musicista.

Per il matrimonio della granduchessa Alessandra il 15 ottobre 1799 venne rappresentato il dramma Enea nel Lazio su libretto di Ferdinando Moretti. L’8 settembre 1800 vi fu la prima dell’unica grande opera coreografica Gli amori di Florio e di Zefiro.

Ormai stanco ed ammalato Sarti nel 1801 decise di tornare in Italia. Durante il viaggio si fermò a Berlino, ospite della figlia Giuliana e del genero Natale Mussini, maestro di cappella del re di Prussia, dove morì il 28 luglio 1802.

Il fondo musicale Giuseppe Sarti nella Biblioteca Comunale Manfrediana di Faenza

La Biblioteca Manfrediana conserva numerose partiture, anche manoscritte, delle musiche di Sarti. Esse costituiscono la raccolta più notevole dei fondi musicali del nostro Istituto.

Nel 1929 in occasione del secondo centenario della nascita del compositore si formò in Faenza un comitato cittadino che portò alla pubblicazione

del volume A Giuseppe Sarti nel 2° centenario di sua nascita, pubblicato dalla Società tipografica faentina. L’interesse attorno alla figura di Sarti, abbandonata l’ipotesi di riportare a Faenza la sua salma, proseguì anche dopo la conclusione delle celebrazioni del 1929. Michele Campana, che aveva fatto parte del comitato del 1929, diede inizio a ricerche per rintracciare la cassa dei manoscritti musicali che Sarti doveva aver spedito in Italia nel suo ultimo viaggio. Alla ricerca partecipò anche il maestro Ino Savini. Sue le parole che raccontano la commozione provata quando la cassa venne rinvenuta a Barga a casa dell’avvocato Ludovico Verzani, marito di una delle figlie del pittore Cesare Mussini, nipote di Sarti.

Campana e Savini segnalarono l’importanza dei materiali a Piero Zama e al podestà di Faenza, Pietro Montuschi. Le trattative si svolsero fra il novembre del 1931 e il gennaio del 1932. Dopo una prima richiesta pari a L. 20.00 ci si accordò per L. 14.000, cui concorsero per L. 8.000 il Comune di Faenza e per la somma restante il Ministero dell’educazione nazionale tramite la Sovrintendenza bibliografica di Bologna.

bibliografia di riferimento

  • R. Satta, Giuseppe Sarti, La vita e l’opera, in Studi e documentazioni, 2009.56, n. 56 (2009), p. 25-39
  • G. Eive, Sarti. Formirovanievliiainii, in Sarti Vazvraschenie v Peterburg. San Pietroburgo, Edizione statale Ermitage, 2004, pp.19-22
  • Giuseppe Sarti musicista del ‘700 (1729-1802), Faenza, Palazzo Milzetti, 12-30 novembre 1983. Faenza , stampa 1983
  • Giuseppe Sarti musicista faentino. Atti del convegno internazionale, Faenza, 25-27 novembre 1983, a cura di Mario Baroni e Maria Gioia Tavoni. Modena, Mucchi, 1986
  • P. Zama, Opere musicali di Giuseppe Sarti possedute dalla Biblioteca Comunale di Faenza. Faenza, Stabilimento grafico F. Lega, 1933