La mattina del 9 settembre 1943 le pagine di tutti i quotidiani del paese titolano a grandi lettere la notizia dell’avvenuto armistizio che l’Italia, sotto la figura del generale Pietro Badoglio, ha firmato con le forze Alleate anglo-americane.

Tale armistizio in realtà era già stato siglato il 3 settembre ma venne reso pubblico solo l’8 quando il generale statunitense Dwight Eisenhower prese l’iniziativa di diffondere il proclama attraverso Radio Algeri. Pochi minuti dopo, attorno alle 19:30, anche Badoglio, che per paura della reazione tedesca aveva fino a quel momento indugiato, diede ufficialmente la notizia al popolo italiano attraverso i microfoni dell’EIAR, dalla sua sede storica in via Asiago 10.

La reazione che ebbero i rappresentanti dei sei partiti antifascisti, riuniti nella casa romana del liberale Ivanoe Bonomi, vecchio statista liberale alla guida del comitato d‘opposizione, immediatamente dopo l’annuncio di Badoglio fu quella di dare vita al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) che guiderà la Resistenza contro i nazifascisti fino alla liberazione del 25 aprile 1945.

Nelle ore seguenti le notizie riportano che gli alleati sarebbero già arrivati a Salerno, ma il fatto non viene confermato e infatti lo sbarco avvenne soltanto nella notte tra l’8 e il 9 settembre. Il comitato decise di riunirsi la mattina dopo. Possiamo immaginare la situazione di disorientamento diffuso quando alla notizia dell’armistizio si aggiunge quella della fuga del re.

É il 9 settembre quando Bononi scrive sul suo diario “Questo proclama mi dà una grande amarezza. La conclusione della nostra tragedia internazionale non è quale io l’avevo sognata e propugnata. Non è l’Italia che denunzia l’alleanza con la Germania, in conseguenza della caduta del fascismo, ma è l’Italia vinta che riconosce, di fronte al nemico anglo-americano, la sua piena sconfitta”. Su queste ceneri, in una salda concordia per difendere l’onore e la libertà della Patria, senza tentennamenti e riserve, alle ore 14:30 il nuovo CNL approva una mozione che recita: “Nel momento in cui il nazismo tenta di restaurare in Roma e in Italia il suo alleato fascista, i partiti antifascisti si costituiscono in Comitato di liberazione nazionale, per chiamare gli italiani alla lotta e alla resistenza per riconquistare all’Italia il posto che le compete nel consesso delle libere nazioni”. Gli italiani dovranno resistere altri due anni, prima di potersi di dire liberi.

A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso iniziarono ad essere depositate all’interno del Museo del Risorgimento numerose testimonianze e documenti relativi a questi lunghi anni di guerra, lotta di Liberazione e Resistenza. L’urgenza di costruire una memoria di quegli eventi e di salvarli dall’oblio della storia rese evidente la necessità di ampliare l’originale denominazione in Museo del Risorgimento e dell’Età contemporanea.