Il 19 agosto del 1860, avveniva lo Sbarco a Melito Porto Salvo (nei pressi di Reggio Calabria), episodio cruciale della Spedizione dei Mille che diede l’avvio alle imprese dell’Esercito Meridionale Garibaldino sulla parte continentale del Regno delle Due Sicilie.

La notte tra il 18 e 19 agosto, Giuseppe Garibaldi, seguito da circa 3500 Camicie Rosse a bordo dei due piroscafi Torino e Franklin, partì da Naxos nel tentativo di eludere il pattugliamento della flotta borbonica. Nonostante gli sconti, a testimonianza dei quali ancora oggi il Torino giace sul fondale in località Annà, gli uomini riuscirono a sbarcare a terra.

I temerari garibaldini non ebbero vita facile in Calabria ma in breve tempo raggiunsero Teano e incontrarono Re Vittorio Emanuele, al quale Giuseppe Garibaldi consegnò eroicamente l’Italia.

Infatti, a seguito della presa di Melito i Mille partirono alla conquista di Reggio e, sbarazzatisi delle ultime resistenze borboniche, iniziarono un’inarrestabile risalita del Mezzogiorno sino alla presa di Napoli e alla vittoria finale contro l’esercito di Francesco II nella Battaglia del Volturno.

“La figura immaginosa di Garibaldi era già fissata nella mia mente ed io lo guardai e osservai quanto più attentamente mi fu possibile e, quella faccia rosea vivace, quella barba bionda e quei capelli lunghi non li dimenticai mai più.”
Alfredo Comandini, Memorie giovanili, 1959.

Nell’immagine un fine ed iconico (barba, capelli lunghi, camicia rossa garibaldina) ritratto di Giuseppe Garibaldi eseguito da Antonio Berti* tra il 1850 e il 1899 ora collezione del Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea.

*Antonio Berti nasce a Faenza il 20 settembre del 1830. Ben presto si trasferisce a Firenze per proseguire gli studi artistici, dove divenne compagno di quegli alleati contro il bigottismo dell’arte ufficiale che furono i macchiaioli.
Nel 1864, quando Achille Farina lasciò il posto d’insegnante presso la Scuola di Disegno e Pittura della città, Berti venne nominato suo successore. Pochi anni dopo l’istituto fu convertito in Scuola d’Arti e Mestieri e il Berti ne assunse il ruolo direttivo. Passò i successivi quaranta anni insegnando e lavorando, facendosi maestro dei più importanti artisti faentini del Novecento come Domenico Rambelli e Domenico Baccarini.