In occasione dell’uscita del libro Storia di Faenza dalla preistoria all’anno Duemila, importante lavoro di un gruppo di giovanissimi studiosi, coordinati da Gabriele Albonetti, la Biblioteca vi propone uno sguardo su un altro modo di guardare il passato: la memoria.

Giunto alla conclusione della carrellata, mi sono tenuto per ultimi due esempi particolari e secondo me molto significativi di memorialistica, due piccoli capolavori che descrivono uno specialissimo microcosmo che si fa universo, due straordinari album dei ricordi.
Si tratta de I burdell dla Cavalarezza di Lassalle Errani (1990) e Porta Ravegnana… il mondo! di Cesare Porisini (1988).
I due autori erano persone molto conosciute a Faenza ed entrambi, non credo sia un caso, maestri elementari. Non è un caso perché chi ha continuato ad avere a che fare con i ragazzi anche negli anni della maturità è agevolato, giunto alla età più avanzata, nel ripercorrere con impegno e acribia documentale, scientificamente direi, il mondo della propria infanzia e adolescenza.
Il pensiero, leggendo queste pagine di microstorie, non può non andare a La guerra dei bottoni di Pergaud e soprattutto a I ragazzi della via Pal di Molnar, entrambi usciti in Italia nel 1929. Credo che associare tali letture ai maestri elementari del tempo che fu sia più che legittimo: inevitabile.
Ma, guardando la piantina topografica della Cavallerizza posta all’inizio del volume di Errani, la mia fantasia, resa ormai senza freni, di fronte a tanti esercizi di memoria, mi spinge irresistibilmente ad una simile piantina, quella di un condominio parigino, posta nell’ultima pagina di uno dei più importanti romanzi europei degli ultimi 40 anni, La vita istruzioni per l’uso di Georges Perec.
Perec, a proposito, pubblicò anche un libro che si intitola Mi ricordo, fatto di tanti brevissimi frammenti, in uno dei quali si legge “Mi ricordo Ronconi, Brambilla e Jèsus Moujica; e Zaaf, l’eterno fanalino di coda”. … Ronconi lo sapete tutti chi era, il faentino che, andò molto vicino a vincere il Tour de France del 1947. Così, se Dio vuole, adesso ho legato Faenza anche con Parigi. Ma qui mi fermo davvero perché, come si diceva ai miei tempi, son proprio “partito per la tangente”.