Come un bibliotecario povero accettò dei libri e si dimenticò di pagarli

2018-10-10T18:11:49+00:00

Tutti i come e perché della Biblioteca Comunale di Faenza. Dalle origini fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

Passarono gli anni e i decenni, i bibliotecari si succedettero ai bibliotecari. Uno almeno lo dobbiamo ricordare: don Gian Marcello Valgimigli la cui produzione di storico e l’attività di archivista sono ancora oggi molto apprezzate. Egli fu inoltre il nocchiero che condusse la biblioteca dal vecchio governo pontificio al nuovo stato unitario. Ora, però, vorrei raccontare un episodio davvero curioso.

Eravamo negli ultimi anni dell’800, il Sindaco del Comune di Faenza ricevette dalla casa editrice Hoepli una nota spese di £.800 (una gran bella cifra, visto che lo stipendio annuale del bibliotecario-direttore era di ca. £.1000) per libri consegnati e mai pagati, e nemmeno mai restituiti, dal 1890 al 1897.
Era successo che il bibliotecario, don  Antonio Verna (un altro ecclesiastico!) trovasse i libri di quella casa editrice (erano i manualetti tuttora mitici) talmente interessanti e apprezzati dai lettori che non se la sentiva proprio di restituirli; di pagarli,  poi, con le povere risorse della biblioteca, non era proprio il  caso di parlarne. Con questa politica dello struzzo era riuscito a barcamenarsi per ben sette anni.
Quando i nodi vennero al pettine, furon dolori per il povero don Antonio che si salvò per il rotto della cuffia dal licenziamento: pagò il conto un faentino che aveva fatto fortuna ed era tra i vertici dell’amministrazione comunale milanese.

Qualche anno dopo ripetè l’errore con un altro editore e, questa volta, non ci furono santi: dovette abbandonare il posto.